Andrea La Rovere

Ci sono storie bellissime ma sconosciute, fino a quando qualcuno non le racconta

La storia di Peter Norman, eroe per caso

La storia di Peter Norman, eroe per caso

“𝐔𝐧 𝐞𝐫𝐨𝐞 𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐧𝐨𝐫𝐦𝐚𝐥𝐞 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐟𝐚 𝐥𝐚 𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐞𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐨𝐬𝐭𝐚𝐧𝐳𝐞.”
[𝐉𝐨𝐬𝐞𝐩𝐡 𝐂𝐚𝐦𝐩𝐛𝐞𝐥𝐥]

Andava forte Peter Norman.
Tanto forte che il suo tempo sui 200 metri piani, 20 secondi e 60 centesimi, fatto segnare una sera del 1968 a Mexico City è ancora il record oceanico della specialità.

Eppure, di Peter Norman non si ricorda quasi nessuno.

Quella sera i 200 metri valevano le medaglie olimpiche, e solo Tommie Smith corse più veloce di lui, un tempo mai visto, sotto i venti secondi. Terzo un altro alfiere degli Stati Uniti, John Carlos.

La medaglia d’argento fu un grande risultato per Peter Norman, al di là delle migliori previsioni, ma non abbastanza per entrare nella storia.
A quello ci pensarono Smith e Carlos.

I due atleti afroamericani, nel pieno di un momento caldissimo per i diritti dei neri negli USA, avevano deciso di salire sul podio, abbassare la testa e alzare il pugno, calzando un guanto nero, come gesto epocale contro il razzismo.

Negli spogliatoi, prima della premiazione, l’ignaro Norman li vedeva nervosi. Per l’ansia di un gesto che sapevano essere terribilmente pericoloso, ma anche perché Carlos aveva dimenticato i guanti al villaggio olimpico, quasi un segno del destino che li voleva dissuadere.

Peter – che era un brav’uomo, prima che un forte atleta – chiese cosa li preoccupasse e, dando prova di uno spiccato talento per il problem solving, propose una soluzione semplice quanto il Rasoio di Occam: indossare un guanto a testa.

Non solo, viste le coccarde con lo stemma dell’Olympic Project for Human Right, chiese di indossarne una anche lui, per sostenerli nella protesta che – istintivamente – riteneva giusta.

Così fecero, e quella foto entrò nella storia del Novecento.

Peter Norman, qui ancora spensierato, purtroppo la sua buona azione non rimarrà impunita

I riflettori erano tutti per i due americani, con Norman che pareva quasi capitato lì per caso, tanto che ancora oggi molti credono fosse arrivato solo terzo.
La sua coccarda, però, non passò inosservata, al ritorno in Australia.

Se agli americani toccò la squalifica a vita, l’immediata espulsione dal villaggio olimpico e una vita di persecuzioni razziali, tanto da spingere al suicidio la moglie di Smith, a Peter non andò molto meglio.

Oggetto di una campagna d’odio dei media australiani, fu messo ai margini dello sport, al punto che quattro anni dopo, pur essendo l’unico australiano a ottenere – per ben cinque volte – il tempo per qualificarsi alle Olimpiadi di Monaco, la federazione preferì non partecipare piuttosto che portarlo in Germania.

La sua colpa era quella di aver fatto la cosa giusta.

Peter continuò a lavorare nel mondo dello sport, ma sempre emarginato, cadde in depressione e divenne alcolizzato. Nemmeno quando le Olimpiadi arrivarono in Australia, nel 2000, lo chiamarono.

Morì ancora giovane, nel 2006, e Smith e Carlos vollero portare sulle loro spalle la bara di quell’improvvisato amico di una sera d’estate, giù a Mexico City.

Tardivamente come sempre, l’Australia si ricordò di avere un eroe per le mani e di averlo perseguitato: il 9 ottobre, giorno del suo funerale, è diventato il Peter Norman Day.

Il Parlamento lo ha riabilitato con queste parole:

“Questo Parlamento:

1) riconosce lo straordinario risultato atletico di Peter Norman, che vinse la medaglia d’argento nella gara dei 200 metri piani ai giochi Olimpici di Città del Messico del 1968, in un tempo di 20.06, ancora oggi record australiano;

2) riconosce il coraggio di Peter Norman nell’indossare sul podio uno stemma del “Progetto Olimpico per i Diritti Umani”, in solidarietà con gli atleti afroamericani Tommie Smith e John Carlos, che effettuarono il saluto di “potere nero”;

3) si scusa con Peter Norman per non averlo mandato ai Giochi di Monaco 1972, nonostante si fosse qualificato ripetutamente; e

4) riconosce tardivamente il significativo ruolo che Peter Norman ebbe nel promuovere l’uguaglianza di razza.”

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