Andrea La Rovere

Ci sono storie bellissime ma sconosciute, fino a quando qualcuno non le racconta

Fantozzi, la geniale invenzione di Paolo Villaggio

Fantozzi, la geniale invenzione di Paolo Villaggio

“𝑬̀ 𝒄𝒂𝒕𝒕𝒊𝒗𝒐, 𝒎𝒐𝒍𝒕𝒐 𝒊𝒏𝒗𝒊𝒅𝒊𝒐𝒔𝒐, 𝒕𝒊𝒎𝒊𝒅𝒐 𝒆 𝒂𝒓𝒓𝒐𝒈𝒂𝒏𝒕𝒆, 𝒔𝒊𝒎𝒖𝒍𝒂 𝒃𝒐𝒏𝒕𝒂̀ 𝒔𝒐𝒍𝒐 𝒑𝒆𝒓 𝒗𝒊𝒈𝒍𝒊𝒂𝒄𝒄𝒉𝒆𝒓𝒊𝒂, 𝒎𝒐𝒍𝒕𝒐 𝒇𝒖𝒓𝒃𝒐, 𝒄𝒂𝒍𝒄𝒐𝒍𝒂𝒕𝒐𝒓𝒆 𝒆 𝒅𝒊 𝒂𝒏𝒊𝒎𝒐 𝒗𝒐𝒍𝒈𝒂𝒓𝒆. 𝑭𝒊𝒏𝒈𝒆 𝒂𝒍𝒍𝒆 𝒗𝒐𝒍𝒕𝒆 𝒊𝒏𝒕𝒆𝒓𝒆𝒔𝒔𝒆 𝒆 𝒂𝒎𝒐𝒓𝒆 𝒑𝒆𝒓 𝒊𝒍 𝒑𝒓𝒐𝒔𝒔𝒊𝒎𝒐. 𝑬̀ 𝒅𝒆𝒄𝒊𝒔𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒂𝒏𝒕𝒊𝒑𝒂𝒕𝒊𝒄𝒐, 𝒃𝒖𝒈𝒊𝒂𝒓𝒅𝒐 𝒆 𝒐𝒗𝒗𝒊𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒅𝒊 𝒖𝒏’𝒊𝒏𝒕𝒆𝒍𝒍𝒊𝒈𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒄𝒍𝒂𝒎𝒐𝒓𝒐𝒔𝒂.”
[Paolo Villaggio su sé stesso in “Fantozzi contro tutti”]

Su Paolo Villaggio volevo fare un articolo serio, con tanto di bella foto in tipico, drammatico stile Bookstagrammer – una cosa che uno come lui, peraltro, avrebbe odiato con ferocia.

Ma tant’è, la mia scrivania è ovviamente ridotta a un disordine mostruoso, molto simile a quello che alberga nell’offuscato cerebro del Vostro umile narratore. Non solo, le copie vistosamente diseguali e datate dei volumi la dicono lunga anche sulla mia tremenda mania compulsiva di aggirarmi per mercatini, dove pesco discutibili rarità letterarie come l’edizione di Fantozzi tristemente allegata al settimanale Oggi nel 1984.

Paolo Villaggio, per chi scrive, è uno dei più grandi, fottuti geni letterari del Novecento. E, come tutti i geni, una delle figure più fraintese di sempre; lui e il suo Fantozzi.

Era apprezzatissimo, a tratti idolatrato, come macchietta comica finché propinava stanche gag slapstick che tanto facevano scompisciare grandi e piccini, quanto odiato come uomo che osava farsi beffe di tutto e tutti, a partire da sé stesso. Fantozzi è in realtà un personaggio tragico, cinico e cattivo, nichilista verso tutto e verso tutti. E – soprattutto – Fantozzi non è la merdaccia che ravvisiamo nel collega imbranato, nel vicino che ci propina il filmato delle vacanze e nello sfigato del bar: Fantozzi è in ognuno di noi. E fa ridere solo finché non si capisce questo.

“La Corazzata Kotiomkin è una cagata pazzesca” è diventata forse la sua battuta più celebre, utilizzata ancora oggi in squallidi meme che girano l’internet.

Bene, quella battuta adottata biecamente dagli analfabeti funzionali come ribellione alla cultura, mette in realtà alla berlina sia un certo tipo di intellettuale, tanto borioso all’apparenza, quanto vuoto di contenuti, ma anche l’ignoranza alla riscossa tanto in voga. Ovvero, proprio il target che tanto si diverte a una lettura superficiale di Fantozzi.

L’odio verso l’uomo Villaggio era dovuto proprio allo scollamento tra il personaggio sfigato da deridere – in quanto sempre l’altro e mai noi – e la sua figura di intellettuale fin troppo avanti per essere apprezzata dal suo stesso pubblico; l’antipatico iconoclasta, politicamente scorretto e capace di ridurre in brandelli certa infame retorica leghista in un celebre passaggio di un dibattito televisivo di qualche anno fa.

Ma il vero genio era nel Paolo Villaggio scrittore; l’inventore di neologismi entrati nell’uso comune come il manicomio navale di Arezzo, nell’uso innovativo e iperbolico di avverbi e aggettivi; ma soprattutto nel tracciare senza pietà il ritratto di una piccola borghesia priva di qualsiasi valore, generosa e altruista solo per convenienza e sempre pronta a inseguire lo stile di vita più lussuoso per mera apparenza e superficialità, opposta all’altrettanto cinico atteggiamento paternalistico e fintamente democratico delle alte sfere, i famosi Mega Conti e Direttori Naturali.

Insomma, che volevo dire? Ho perso il filo ingarbugliandomi in una tragica filippica che Paolo Villaggio avrebbe detestato.
Ma tanto lui avrebbe detestato qualsiasi cosa.

Insomma, se non l’avete mai fatto e conoscete la figura di Fantozzi solo attraverso i film – ottimi i primi, indecenti gli altri – recuperatevi in qualche modo i suoi scritti.

E, prima di dire che qualcosa sia una cagata pazzesca, pensiamoci un attimo, per essere sicuri di non essere noi l’oggetto della gag.

https://www.youtube.com/watch?v=5jrBW_z3D9U
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