Andrea La Rovere

Ci sono storie bellissime ma sconosciute, fino a quando qualcuno non le racconta

L’antica Trebula, la minuscola e sconosciuta Roma d’Abruzzo

L’antica Trebula, la minuscola e sconosciuta Roma d’Abruzzo

Quando si dice che l’Italia nasconde capolavori storici e artistici ad ogni passo, spesso non si pensa a quanto sia vero. Prendete l’Antica Trebula, un sito archeologico sconosciuto persino ai più facinorosi cultori dell’antica Roma.

Premessa: per motivi che non vi sta a spiegare, il Vostro umile narratore si è trovato ad abitare per qualche mese a Quadri, borgo di montagna della media valle del Sangro. Il paese, accogliente e ben gestito, non ha purtroppo molte bellezze storiche. Come mai? Durante la Seconda Guerra Mondiale, ebbe la malasorte di sorgere lungo la Linea Gustav e – per la tipica usanza delle truppe germaniche dell’epoca, al comando di “baffetto matto” – venne praticamente raso al suolo.

Ebbene, a pochissima distanza dalla magione dei vostri, celato come ogni buon tesoro da cercare, sorge il sito archeologico di cui sopra. E una mattina, invitato da un bel sole di montagna, di quelli che ti fanno scordare la gelata notturna, sono partito all’avventura. Primo consiglio: non seguite i pochi cartelli, vi perderete. Secondo consiglio: non seguite la voce da piacione del navigatore Google: vi perderete.

Ve lo dico perché ho fatto tutte e due le cose e il tipo di Google che parla come in una soap turca (ma non possono rimettere la voce un po’ robotica di prima?), mi ha sbarcato su una stradina con un cantiere e un’enorme poiana che mi fissava severa, come a dire: “Ma perché voi di città non vi state a casa?”

Per trovare la Trebula, invece, c’è un modo infallibile: cercate su Maps il campo sportivo o chiedete ai paesani dello stadio. Una volta arrivati lì, vedrete un sentiero brecciato che si inoltra tra le campagne. Prendetelo e, quando si biforca, andate a sinistra. Poco dopo, vi troverete davanti questo piccolo gioiello nascosto. Il sito è davvero piccolo, ma – oltre a colonne in rovina buttate qua e là – ospita due tesori.

Le rovine della chiesa della Madonna dello Spineto, costruita come i cristiani usavano fare su un antico tempio romano. Si sa, i pagani erano brutti, sporchi e cattivi, ma “come costruivano loro, signora mia”. E allora, vampirizzare le loro costruzioni era la prassi, tanto poi bastava un prete e un po’ d’acqua santa e si salvavano capra e cavoli. Come vedete dalle foto, rimangono alcuni pilastri delle navate, parti dell’entrata e dei muri perimetrali e la percezione della pianta.

Alle sue spalle, con la bella Pizzoferrato sullo sfondo, è stato scavato l’anfiteatro. Qui, devo dire, sono rimasto davvero sorpreso. Un po’ perché ho un debole per teatri e anfiteatri, un po’ perché è davvero minuscolo, credo sia uno degli anfiteatri più piccoli ritrovati. Camminare su quelle antiche pietre, però, immersi nel silenzio di montagna, è davvero una bella emozione.

Provate a stare lì, sulle mura, e a chiudere gli occhi: vi pare di sentire le grida di una folla di duemila anni fa e quelle dei gladiatori? Sì? E allora, vi ci vuole o l’otorino o il medico dei pazzi, due sono le cose. La suggestione, a parte gli scherzi, c’è davvero.

Ma, vi chiederete, che ci facevano i nostri antenati romanacci in mezzo alle montagne abruzzesi? Volevano invadere Roccaraso anche loro? No, non sarebbero durati quasi duemila anni. Trebula era un’antica città dei Carecini, una delle quattro tribù dei Sanniti, popolazione da sempre impegnata a guerreggiare coi vicini di Roma. Una volta vincevano, una volta perdevano ma, insomma, scurdammoce ‘o passato: finisce che, dopo le Guerre Sociali, Trebula, con le vicine Cluviae e Juvanum, diventa municipio Romano, lo ricorda anche un’epigrafe dell’età di Adriano, visibile nel sito e nelle mie foto.

La storia non è prodiga di notizie su Trebula. Ne deduciamo che doveva essere un posto tranquillo, ma anche che prosperasse il giusto, per avere templi e perfino un anfiteatro, per quanto piccolo.

Insomma, se passate da queste parti, non dico di fare come con Roccaraso – che non è lontana – ma un salto a vedere l’Antica Trebula io lo farei.

Certo, il sito meriterebbe forse qualche fondo in più, magari un piccolo museo moderno come a Juvanum, ma non è detto che prima o poi non li avrà.

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