Andrea La Rovere

Ci sono storie bellissime ma sconosciute, fino a quando qualcuno non le racconta

Licantropia for Dummies: storie sul lupo mannaro

Licantropia for Dummies: storie sul lupo mannaro

𝑨𝒏𝒄𝒉𝒆 𝒍’π’–π’π’Žπ’ 𝒄𝒉𝒆 𝒉𝒂 𝒑𝒖𝒓𝒐 π’Šπ’ 𝒔𝒖𝒐 𝒄𝒖𝒐𝒓𝒆 | 𝒆 π’π’ˆπ’π’Š π’ˆπ’Šπ’π’“π’π’ π’”π’Š π’“π’‚π’„π’„π’π’ˆπ’π’Šπ’† π’Šπ’ π’‘π’“π’†π’ˆπ’‰π’Šπ’†π’“π’‚ | 𝒑𝒖𝒐̀ π’…π’Šπ’—π’†π’π’•π’‚π’“ 𝒍𝒖𝒑𝒐, 𝒔𝒆 π’‡π’Šπ’π’“π’Šπ’”π’„π’† 𝒍’π’‚π’„π’π’π’Šπ’•π’ | 𝒆 𝒍𝒂 𝒍𝒖𝒏𝒂 π’‘π’Šπ’†π’π’‚ 𝒔𝒑𝒍𝒆𝒏𝒅𝒆 𝒍𝒂 𝒔𝒆𝒓𝒂
[𝑳’π’–π’π’Žπ’ 𝒍𝒖𝒑𝒐 – 1941]

Oggi vi parlo di Fate, Pandafeche e Mazzamurelli, la raccolta a cura di David Ferrante sulle misteriose creature del folklore abruzzese. Uno dei racconti – Una vita maledetta di Laura Di Nicola – tratta di uno dei clichΓ© horror che preferisco: il lupo mannaro.

Ero un ragazzino assetato di storie misteriose quando mio padre – chietino DOC della Pietragrossa – mi raccontΓ² la rocambolesca notte in cui, assieme ai suoi amici, videro un lupo mannaro che si dannava, rotolava a terra e disperava alla ricerca d’acqua. ChissΓ  cosa videro realmente, forse un disgraziato affetto da qualche patologia psichiatrica, magari proprio la rarissima licantropia clinica, chissΓ ?

Fatto sta che quel racconto produsse su di me un’impressione fortissima, e da allora divenni un avido consumatore di film, libri, trattati e fumetti sulla terribile figura.

𝑼𝒏 𝒑𝒐’ π’…π’Š π’”π’•π’π’“π’Šπ’‚

L’etimologia di licantropo non lascia dubbi: lykos, lupo in greco, e anthropos, uomo. Lupo mannaro deriva dal latino volgare, lupus hominarius. In Abruzzo abbiamo il lopomenare, ma piΓΉ o meno ogni regione ha la sua versione dell’irsuta creatura.

L’origine della leggenda va ricercata nell’evoluzione della storia dell’uomo, del suo rapporto col lupo e – in definitiva – della volubilitΓ  umana. Da principio il lupo era visto come creatura feticcio, in quanto abile predatore, nume a cui raccomandarsi per la riuscita delle battute di caccia. Quando l’uomo divenne stanziale e allevatore, il lupo fu il nemico da combattere, demoniaca creatura mostruosa, e da qui la nascita della terribile creatura metΓ  uomo e metΓ  lupo; oggi il quadrupede Γ¨ tornato a essere amico dell’uomo, che, dopo averlo quasi sterminato, cerca con amorevole senso di colpa di proteggerlo.

Il lupo mannaro versus Zagor

𝑸𝒖𝒂𝒍𝒄𝒉𝒆 π’•π’“π’‚π’…π’Šπ’›π’Šπ’π’π’†

Nell’antica Roma il lupo mannaro prendeva il nome di versipellis, in quanto si riteneva che la trasformazione avvenisse rovesciando la pelle, evidentemente irsuta all’interno; la fantasia certo non mancava.

Nelle culture norrene erano presenti le figure del Bersekr e del Ulfheonar, stirpe di guerrieri cara a Odino che si trasformava nel furore della battaglia; i primi in orsi, i secondi in lupi. Tra i vichinghi si annovera anche Fenrir, prototipo del moderno lupo mannaro e figlio di Loki, dio norreno dell’inganno.

In Francia abbiamo il Loup garou – e vi consiglio a proposito il bellissimo giallo di Fred Vargas L’uomo a rovescio – in Germania il Werwulf e in Gran Bretagna il cugino Werewolf. Tra i Pawnee, tribΓΉ nativa americana, il lupo era un animale totem e i guerrieri andavano in battaglia abbigliati con le sue pelli; in Argentina e Paraguay troviamo il Lobizon, uomo lupo piuttosto raro, se pensate che deve essere il settimo figlio di un settimo figlio; Γ¨ invece del Suriname il temibile Azeman.

π‘«π’Šπ’—π’†π’π’•π’‚π’“π’† 𝒖𝒏 𝑳𝒖𝒑𝒐 𝑴𝒂𝒏𝒏𝒂𝒓𝒐: 𝒒𝒖𝒂𝒍𝒄𝒉𝒆 π’…π’“π’Šπ’•π’•π’‚

Trasformarsi in un lupo mannaro non Γ¨ impresa semplice. Il tradizionale morso di un altro licantropo pare sia invenzione recente, roba da cinema insomma, ereditata dai cugini vampiri; fin dal Medioevo la trafila piΓΉ semplice Γ¨ affidarsi alla magia e a riti demoniaci, incluso il sempre valido patto col diavolo; anche una maledizione scagliata al momento giusto puΓ² fare al caso nostro; la luna Γ¨ da sempre associata alla trasformazione, in particolare qui in Abruzzo basta passare la notte all’aperto dormendo sotto il plenilunio per diventare un lopemanare; anche nascere a Natale o nel giorno dell’Epifania puΓ² portare allo stesso risultato: per scongiurare la maledizione basterΓ  marchiare a fuoco il bambino per i successivi tre natali, possibilmente imprimendo una croce sotto la pianta del piede con un ferro arroventato; quale pediatra non lo consiglierebbe?

Nell’est europeo paiono particolarmente infausti i fiori neri, a trovarli.

π‘«π’Šπ’‡π’†π’π’…π’†π’“π’”π’Š 𝒅𝒂𝒍 π’π’Šπ’„π’‚π’π’•π’“π’π’‘π’ 𝒇𝒐𝒓 π’…π’–π’Žπ’Žπ’Šπ’†π’”

Temete di incontrare la demoniaca creatura? Niente paura, alcuni metodi di autodifesa sono alla portata di tutti.

L’argento rimane quello piΓΉ efficace, e allora via libera a coltelli, pallottole e quant’altro; anche le scale sono perΓ² invise al peloso nemico, che non Γ¨ in grado di salire – dio sa perchΓ© – i gradini: basterΓ  rifugiarsi sul pianerottolo e potrete prenderlo anche a pernacchioni; specialmente in Abruzzo – come nel racconto di mio padre – basta un po’ d’acqua per far ritornare in sΓ© l’uomo lupo; buona regola Γ¨ quindi lasciare fuori dalla porta un secchio colmo d’acqua.

Tra gli altri rimedi, i fiori d’aconito, il fuoco e un paio che mi sento di sconsigliarvi per la poca praticitΓ : colpire la creatura con una chiave senza buchi – chi non ne ha sempre una con sΓ©? – o fargli stillare tre gocce di sangue, rigorosamente con un forcone.

Ma del resto, chi mai vorrebbe fare del male a una creatura che accompagna le nostre letture e visioni da tanto tempo?

Illustrazione: Weird Tales (November 1941)

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