Andrea La Rovere

Ci sono storie bellissime ma sconosciute, fino a quando qualcuno non le racconta

“Etica dell’acquario” di Ilaria Gaspari filosofia e noir

“Etica dell’acquario” di Ilaria Gaspari filosofia e noir

“𝗡𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘃𝗮𝘀𝗰𝗮 𝗱𝗶 𝗰𝗲𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝗰𝘂𝗶 𝗶 𝗽𝗲𝘀𝗰𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝘀𝗼𝗽𝗿𝗮𝘃𝘃𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝘀𝘃𝗶𝗹𝘂𝗽𝗽𝗮𝘃𝗮𝗻𝗼 𝗾𝘂𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗿𝗮𝘁𝘁𝗲𝗿𝗶 𝗺𝗼𝘀𝘁𝗿𝘂𝗼𝘀𝗶, 𝗹’𝗮𝗰𝗾𝘂𝗮 𝗿𝗶𝘀𝘁𝗮𝗴𝗻𝗮𝘃𝗮, 𝘀𝗶 𝗳𝗮𝗰𝗲𝘃𝗮 𝘃𝗲𝗿𝗱𝗲 𝗲 𝗺𝘂𝘀𝗰𝗼𝘀𝗮; 𝗲 𝗶𝗼 𝘃𝗲𝗱𝗲𝘃𝗼 𝗮𝗹𝗹’𝗶𝗺𝗽𝗿𝗼𝘃𝘃𝗶𝘀𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗦𝗰𝘂𝗼𝗹𝗮 𝗲𝗿𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼 𝘂𝗻 𝗮𝗰𝗾𝘂𝗮𝗿𝗶𝗼.”
[𝗜𝗹𝗮𝗿𝗶𝗮 𝗚𝗮𝘀𝗽𝗮𝗿𝗶 – E𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗰𝗾𝘂𝗮𝗿𝗶𝗼]

Una delle prime letture dell’anno è stata Etica dell’acquario, romanzo d’esordio di Ilaria Gaspari, che mi sono procurato dopo aver letto un’interessante intervista su Rolling Stone.

Nel pezzo, Gaspari viene definita “astro nascente della filosofia italiana” e, se superate la banalità del titolo, scoprirete che la lettura vale il tempo dedicato. E, del resto, il motto di Ilaria è “Bisogna aver perso la metà del proprio tempo per saper usare l’altra metà”.

Etica dell’acquario, uscito per Voland qualche tempo fa, è un curioso ibrido tra romanzo di formazione e una sorta di noir filosofico, abbastanza breve e – prima di tutto – scritto benissimo.

La storia è quella di una giovane donna, Gaia, e si dipana in una specie di ottovolante cronologico, alternando continuamente i piani temporali.

Gaia appare da subito un po’ nevrotica, per peggiorare man mano, in una escalation che porta il lettore ora a empatizzare con lei, ora a dubitare della sua sanità mentale, quasi sempre a fare le due cose assieme.

La donna torna a Pisa, dove ha studiato alla Normale – vera coprotagonista della storia – per un fatto tragico, il suicidio di una ex compagna.

Il mistero che si svela pian piano può soddisfare anche gli appassionati del giallo puro, fino a un finale che risponde alle varie domande aperte in modo non banale, ma forse un po’ affrettato.

Gran parte delle riflessioni di Ilaria Gaspari vertono sulla Normale, e sugli ambienti chiusi e competitivi in generale, che finiscono sempre col generare mostri.

La protagonista fugge dall’acquario cercando di fuggire da sé stessa, operazione sempre complicata, e le pagine in cui rievoca in modo disincantato e tutt’altro che stucchevole i suoi vent’anni sono sicuramente tra le migliori.

Lo stile è elegante e ricercato, ma a suo modo scorrevole, con ricorrenti flussi di coscienza e figure retoriche ricercate, il polisindeto su tutti.

Le atmosfere sono a tratti quasi cinematografiche, tra la Novelle Vague di Godard e il ciclo dell’incomunicabilità di Michelangelo Antonioni.

La lettura è consigliata: oltre il plot giallo sta la vera forza del libro, un’opera che non ha paura di percorrere strade impegnative e ambiziose, che usa la trama noir per cercare di dire qualcosa di importante sulla vita.

“Ma, più di tutto il resto, mi infastidiva l’idea che, qualunque cosa avessero trovato, l’avrebbero chiamata verità.”

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