Andrea La Rovere

Ci sono storie bellissime ma sconosciute, fino a quando qualcuno non le racconta

“Luce della notte”, torna Ilaria Tuti

“Luce della notte”, torna Ilaria Tuti

Luce della notte di Ilaria Tuti è giunto inaspettato nelle librerie poco dopo il periodo natalizio.
Talmente inaspettato da esserlo anche per l’autrice, che ha più volte dichiarato di averlo scritto quasi di getto, senza un progetto vero e proprio; probabilmente – come spesso accade a chi scrive – per superare un momento difficile a livello personale.

E Luce della notte – nonostante il lieve ritardo sulle festività – ha molto del Christmas Carol; e non solo per l’ambientazione nel periodo del Natale, anche per un certo sentimento che permea tutta la vicenda, sicuramente meno cruda rispetto a Fiori sopra l’inferno e Ninfa dormiente, gli altri capitoli della saga del Commissario Teresa Battaglia.

Andiamo con ordine, accennando brevemente cosa succede in Luce della notte.

La vicenda, innanzitutto, non segue cronologicamente il capitolo di Ninfa dormiente, è invece ambientato all’indomani della conclusione del caso di Fiori sopra l’inferno.
Questo stratagemma è dovuto a vari fattori che la stessa Ilaria ha accennato in alcune interviste; non andare a influire sul prossimo capitolo della saga, già in stesura, e permettere il ritorno di un personaggio presente nel fortunato libro di debutto.

Il saliscendi cronologico potrebbe confondere chi magari arrivi a Luce della notte sul traino di Fiore di roccia, senza aver letto gli altri episodi della saga Battaglia; tuttavia il libro rimane godibile anche al netto dei fili che si riannodano a Fiori sopra l’inferno.

Gli ingredienti della ricetta ci sono tutti, ma con dosaggi molto diversi dal solito.

Tuti – in tema con quanto detto sullo spirito natalizio – spinge stavolta più sulla parte sentimentale ed empatica dei personaggi. Chi ha imparato ad amare Teresa Battaglia per la tenerezza che nasconde sotto la scorza dura e quasi respingente, avrà qui una sorpresa. La donna è resa soprattutto nella sua grande capacità empatica, quella che le permette – al di là della sua competenza – quell’intuizione in più. Gli angoli più duri sono qui smussati, seppur presenti, e portano più a schermaglie col sottoposto Marini, qui più spigliato e presente rispetto all’esordio.

L’aspetto suggestivo, quasi soprannaturale, sempre presente nei romanzi della saga, è qui rappresentato da Chiara, bambina affetta da una malattia che le impedisce di stare a contatto con la luce del giorno.
Le scene che vedono protagonista la ragazzina – che rimanda parzialmente al bel L’arte ingannevole del gufo di Ella West, ma solo nelle premesse – sono quelle più evocative e commoventi; si vede che Tuti narra qui con vero trasporto.

Il lato più tenero e materno di Teresa, sempre presente a rievocare l’antico e misterioso trauma del figlio perduto, emerge qui con decisione.

La donna si fa in quattro per aiutare la ragazzina e porta alla luce un lato inedito quando scopre la passione che la accomuna a Chiara: quella per il rock di Stevie Nicks e dei Fleetwood Mac, improvvisandosi stonata folksinger con tanto di performance alla chitarra.

https://www.youtube.com/watch?v=JDG2m5hN1vo

Luce della notte è molto più breve rispetto agli altri capitoli della saga. Questo fa sì che la vicenda principale sia leggermente più esile del solito.
Incentrata sulle ondate migratorie dai Balcani, quelle di oggi ma soprattutto quelle drammatiche degli anni Novanta, non manca di credibilità e appassiona il giusto.
Gli amanti delle atmosfere e dei paesaggi evocativi, grandi protagonisti dei primi due libri, avranno di che essere soddisfatti, anche se in questo senso stavolta i contorni sono più sfumati.

Insomma, i grandi protagonisti di Luce della notte sono i personaggi, con le zone buie delle loro vite e la capacità di empatizzare coi deboli e gli emarginati, quasi a cogliere quel bagliore speciale che illumina le vite degli outsider. Quei personaggi che – per un motivo o per l’altro – vivono portandosi dentro un dolore antico e inestinguibile, ma continuano a combattere la loro battaglia (è proprio il caso di dirlo) giorno per giorno.

E la scrittura di Ilaria, empatica quanto i suoi personaggi, sempre pronta a una commovente pietas verso queste figure piene di umane crepe.
Quelle – per dirla con Leonard Cohen – da cui passa la luce.

La Luce della notte, in questo caso.

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